Il viaggio
Il viaggio dalla Terra alla Luna richiede innanzitutto un razzo, in grado di vincere la forza di gravità terrestre e trasportare astronauti e materiali oltre l'atmosfera, fino allo spazio. Ma arrivare nelle vicinanze della Luna non basta: è necessario anche un lander, progettato per affrontare con precisione e sicurezza la fase più delicata, quella dell'atterraggio su una superficie sconosciuta.

Lancio di razzi
La costruzione del razzo è stata un percorso fatto di scelte, prove e miglioramenti.
Per prima cosa abbiamo deciso la quantità di acqua da inserire: trovare il giusto equilibrio tra acqua e aria è fondamentale, perché l'aria compressa è ciò che spinge il razzo verso l'alto, mentre l'acqua funge da "massa di spinta". Troppa acqua rende il razzo pesante, troppa aria riduce la forza del getto: serve il giusto mix per ottenere la massima spinta.
Abbiamo poi progettato le alette, sperimentando diverse forme geometriche. Le alette sono essenziali per la stabilità del volo: aiutano il razzo a mantenere la direzione e a non ruotare in modo incontrollato durante la salita.
Successivamente ci siamo concentrati sulla punta del razzo, scegliendone la forma e aggiungendo un piccolo peso. Una punta affusolata riduce la resistenza dell'aria, mentre il peso nella parte anteriore aiuta a mantenere il razzo stabile e permette che voli dritto.
Infine, ogni razzo ha preso identità attraverso un logo di missione e decorazioni personalizzate. Anche nelle vere missioni spaziali non mancano simboli originali e curiosi: ad esempio, nella missione Apollo 12 compariva un piccolo astronauta in stile fumetto, a dimostrazione che anche nello spazio c'è sempre spazio per creatività e immaginazione.
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Allunaggio di lander
La seconda sfida del nostro viaggio spaziale ha riguardato la progettazione del lander, il modulo destinato all'atterraggio.
I materiali a disposizione erano semplici ma non illimitati: cartone, bicchieri di carta, spago… e una regola fondamentale, niente scotch! Ogni elemento aveva un costo in Hack, la moneta della nostra scuola, e questo ha reso necessario progettare con attenzione, scegliendo tra risorse, creatività e strategia.
La missione aveva un obiettivo tanto chiaro quanto delicato: far atterrare sano e salvo un uovo, l'astrouovo, lanciato da una finestra del secondo piano, su un pavimento di cemento.
Per questo abbiamo chiamato la sfida E.G.G. – Experimental Gentle Gravity.
Durante la progettazione abbiamo sperimentato diverse forme strutturali, scoprendo che una configurazione a tetraedro risultava particolarmente resistente e adatta ad assorbire gli urti. Tuttavia, realizzarla con materiali semplici come il cartoncino rigido non è stato affatto facile e non subito abbiamo capito che era la scelta migliore.
Tra tentativi, miglioramenti e qualche atterraggio non proprio perfetto, abbiamo imparato molto… anche grazie alle numerose astrouova che non ce l'hanno fatta. Perché, in fondo, ogni errore è stato un passo avanti: anche le rotture, per noi, sono state un piccolo contributo al progresso della scienza.
